La matrice incisa da Marco Dente da Ravenna, il cui monogramma è ben visibile alla base della stessa, presenta l’immagine di un elegantissimo bruciaprofumi la cui urna è sostenuta da due cariatidi che si appoggiano a una colonna. Il basamento tricuspidato è percorso da un motivo geometrico interrotto da una testa di fauno, e culmina alle estremità con una testa d’ariete. Le figure femminili sono state messe relazione al disegno della Venus Genitrix raffaellesca all’Albertina di Vienna (MASON 1984; l’attuale catalogo del Museo identifica correttamente il soggetto con una Giuditta con la testa di Oloferne, inv. 179), sono abbigliate con una sottile veste cinta sotto al seno, un lungo velo fermato alle trecce della capigliatura e si tengono per mano, mentre un braccio regge la coppa della profumiera. Il motivo ispiratore della coppa, ornata da salamandre e gigli, simboli di Francesco I, è stato individuato nella fontana sorretta da Sileni del Museo Pio Clementino in Vaticano (ibidem), come anche nella tazza Cesi della collezione Torlonia (BOBER-RUBINSTEIN 1986, si veda il basamento). Non è da escludere altresì un riferimento alla vasca marmorea del Gabinetto dell’Apoxyomenos del Museo Pio Clementino in Vaticano. Alla base della matrice, sotto al rettangolo figurato, si legge Nicola Van Aelst formis Romae e In Roma presso la Calcografia Camerale, iscrizioni che rimandano rispettivamente agli editori del terzo e quarto stato della matrice; il primo stato è antecedente all’excudit del Salamanca (BARTSCH 1813; OBERHUBER 1978; BERNINI PEZZINI, MASSARI, PROSPERI VALENTI RODINÒ 1985), abraso ma ancora percepibile sul rame in basso a destra, dentro al rettangolo figurato. Della matrice di Marco Dente si conservano nel Fondo Corsini dell’Istituto Centrale per la Grafica due stampe: FC 30561 (mm 307 x 163) e FC 30562 (mm 306 x 143); nella prima appare il monogramma dell’incisore ravennate e l’excudit di Antonio Salamanca (secondo stato), poi abraso sulla matrice, mentre la seconda - ancorché derivante dalla stessa matrice - non presenta monogrammi o altre iscrizioni, ma sono chiaramente visibili tracce di un’abrasione e di un restauro, volti a ricreare una rara e preziosa testimonianza del primo stato della matrice (anche la filigrana del foglio “ANTONINI” risulta associabile all’industria cartaria italiana tra XVIII e XIX secolo). Non è purtroppo pervenuta una seconda matrice effigiante il medesimo soggetto, realizzato da Marcantonio Raimondi in controparte e con tono di fondo scurito da linee parallele, di cui l’Istituto conserva però due stampe: FC 5063 (mm 307 x 164) e FC 5238 (mm 298 x 173). Sia il progetto grafico di Marco Dente sia quello di Raimondi, simili ma non gemelli, potrebbero riferirsi a uno stesso disegno perduto di Giulio Romano su invenzione di Raffaello (BIANCHI 1968). Tuttavia più di recente è stata avanzata l’ipotesi secondo la quale l’incisione di Raimondi deriverebbe dalla stampa di Marco Dente, pur con alcune varianti (GNANN in GNANN, OBERHUBER 1999), sebbene alcuni studiosi sostengano la tesi opposta. Con ogni probabilità l’Urbinate realizzò lo studio della Profumiera già nei primi mesi del 1518, in occasione delle nozze di Madeleine de la Tour d’Auvergne, parente del re Francesco I. Sappiamo per certo che nello stesso periodo furono spedite in Francia altre opere del pittore, ovvero il ritratto di Lorenzo de’ Medici duca d’Urbino (spedito Oltralpe a febbraio), il S. Michele Arcangelo e la Sacra Famiglia (quest’ultima inviata nel giugno) oggi al Louvre (F. P. DI TEODORO, V. FARINELLA 2017). Non abbiamo invece notizia che l’incensiere sia mai stato realizzato; in ogni caso la datazione dell’incisione può essere fatta risalire verosimilmente al 1518 o di poco successiva. (Silvia Frison)
Nella Banca Dati dell’Istituto sono confluiti dati e informazioni della catalogazione informatizzata effettuata su tutto il patrimonio, a partire da una massiva schedatura realizzata agli albori dell’era tecnologica nel biennio 1987-89, che ha interessato l’intera consistenza delle collezioni di stampe. Si sono succeduti nel tempo vari interventi, rivolti a catalogare i vari settori del patrimonio (stampe, disegni, matrici, fotografie, grafica contemporanea). Non abbiamo a disposizione descrizioni complete per tutte le opere, stiamo lavorando per aggiornare le nostre schede, ma consideriamo questa banca dati come uno strumento che ci permetterà nel tempo di ampliare e approfondire le informazioni che sono già contenute, mettendo a disposizione degli studiosi e dei visitatori il frutto dei nostri studi e ricerche.
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